Dato che nell'opinione comune si pensa alla rianimazione ed alla terpai intensiva come le branche della pratica medica più facilemntne tacxciaibli di diumanizzazione, gli Autori ritengono possibile parlare di umanizzazione di tali discipline mediche portando due casi clinici di pazienti affetti da insufficienza respiratoria cronica. In tali situazioni i problemi etico-deontologici sollevati sarebero: il principio di autonomia del paziente, quest'ultimo spesso quasi impossibilitato per le sue condizioni, a dare un consenso sereno e consapevole; il principio di verità, da calibrare sulle caratteristiche psicologiche della eprsona; la libertà-responsabilità dei familiari; il principio di beneficialità-non maleficità, da valutare attentamente in questo caso. Vewngono elaborate dlle possibili linee-guida, fatte salve le peculiarità di ciascun paziente: la promozione dello sviluppo fisico, psichico e sociale della persona; il rispetto prioritario della vita fisica; il rispetto per la dignità della persona; il diritto al consenso informato - quando possibile - del paziente, coinvolgendo anche i familiari nell'informazione; non instaurare un trattamento se ritenuto inutile e previo accordo col paziente, se possibile. In definitiva gli autori ritengono che, alla luce delle considerazioni sopra esposte, le vie percorribili nell'umanizzazione dell'assistenza al paziente con broncopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono due: nel caso dell'individuazione dei pazienti con PBCO in fase iniziale è possibile mettere in atto, di comune accordo con l'ammalato ed informati familiari e medico di famiglia, la strategia da seguire in caso di acuzie della patologia. Nell'altro caso, quando cioè il paziente arriva all'attenzione del rianimatore senza conoscenza o in fase acuta, occorre tentare di umanizzare al massimo la degenza nella rianimazione.
The public believes that resuscitation and intensive care are more probably guilty of a lack of humanity and the authors believe that it is possible to talk about humanization these subjects by illustrating two clinical cases of patients with chronic respiratory insufficiency and by drawing the ethical consequences. In these situations the ethical problems raised would be the following: the principle of the autonomy of the patient, who sometimes, because of his condition, is unable to give serene and conscious consent; the principle of truth, to gauge according to the person's psychological characteristics; the freedom-responsibility of the relatives; the principle of beneficience-non maleficience, which should be carefully evaluated in this case. Possible guidelines are worked out, keeping in mind each patient's particular characteristics: the promotion of the physical and social development of the person; the priority of the respect for physical life; the respect for the dignity of the person; the right, when possible, to the patient's informed consent, providing the relatives with information too; not to begin a treatment if it is considered useless and the patient has not agreed to it, if possible. Finally the authors believe that, in the light of the above considerations, there are two ways to achieve the humanization of the assistance for the patient with chronic obstructive bronchopathy (BPCO): in the case of screening the patients with BPCO at the initial phase, it is possible together with the relatives and the family doctor, to work out the strategy to be followed in case the pathology becomes acute. In the other case, that is, when the patient arrives to the attention of the reanimator unconscious or in an acute phase, it is important to humanize the stay in resuscitation as much as possible.