Gli autori prendono in esame il caso di M.A., una ragazza anoressica di
18 anni, che, ospedalizzata, rifiuta di sottoporsi alle terapie e di
alimentarsi, fin quando durante un episodio di perdita di coscienza i
medici decidono di iniziare, oltre le cure del caso, anche l'alimentazione
enterale con il sondino naso-gastrico.
Gli interrogativi etici, deontologici e giuridici sollevati da questo
caso sono molteplici e rilevanti nella prassi medica:
1. a fronte di un rischio prevedibile per la propria vita, la paziente ha
il diritto a non accettare le cure?
2. quale rispetto è dovuto alla voltà di una paziente affetta da questa
malattia?
3. i medici curanti possono lecitamente prendere la decisione di
sottoporre la paziente ad alimentazione forzata pur in presenza di un
esplicito rifiuto?
Le risposte scaturiscono dalla valutazione etica e giuridica del conflitto
tra diritto della paziente di decidere sulla propria vita/salute e diritto-dovere del medico di salvaguardare la vita fisica della paziente.