Gli Autori analizzano la problematica della cosiddetta "riduzione" embrionale (RE), cioè la soppressione di
embrioni in gravidanze plurigemellari ottenute in seguito a trattamenti contro la sterilità come l'induzione
farmacologica dell'ovulazione o le tecniche di procreazione artificiale. Lo scopo della RE, infatti, mira ad
ottenere maggiori possibilità di sopravvivenza fino al parto per i feti residui.
Dopo aver illustrato la RE da un punto di vista medico, riferendosi in particolare ai problemi clinici, alle
tecniche utilizzate ed alle complicanze secondo la più recente letteratura scientifica, vengono affrontati i
problemi etici, legali e deontologici implicati nella RE.
Sotto il profilo etico vengono classificate diverse posizioni: 1. la santità o intangibilità della vita,
coincidente con l'insegnamento del Magistero cattolico seppure condivisa anche al di fuori del mondo
ecclesiale. Questa è la posizione condivisa dagli Autori dell'articolo; 2. la posizione per la quale si ammette la
RE solo in previsione dell'attuarsi di un pericolo grave per la salute materna; 3. la visione utilitarista che
riconosce nella materia doveri prima facie e non doveri assoluti, per cui la RE potrebbe attuarsi anche al di
fuori di un'indicazione materna accertata; 4. la libertà di scelta della donna come primo principio.
Dopo aver passato in sintetica rassegna i problemi medico-legali e deontologici connessi alla RE, ne
vengono esaminate le possibilità di prevenzione, che non è da considerarsi atteggiamento terapeutico in
quanto contrario al principio di intangibilità della vita.