L'articolo si propone di esaminare sotto il profilo tecnico-scientifico ed etico la strategia sperimentata per la
prima volta in Gran Bretagna e definita "Riduzione del Danno" (Harm reduction)
La RD è una politica sociale con la quale si intende diminuire gli effetti negativi del consumo di droga
attraverso modalità favorenti il contatto con il più vasto numero possibile di tossicodipendenti al fine di
avviarne un numero maggiore di essi verso un cammino di responsabilizzazione e di solidarietà. Alla base della
RD stanno: 1. la presa di coscienza che il problema non è la droga, ma i suoi modi d'uso; 2. un programma
incentrato sulla persona piuttosto che sulla sostanza stupefacente; 3. la consapevolezza che non esistono
modelli terapeutici validi per tutti.
Di positivo nella RD riscontriamo le premesse sopra citate, mentre gli aspetti negativi - alla luce
dell'esperienza anglosassone - sono: 1. lo svincolamento da una concreta tensione al recupero integrale della
persona per cui gli strumenti adottati rischiano reiterare la cronicizzazione della tossicodipendenza; 2.
l'ideologizzazione degli interventi; 3. la prevalenza degli interessi della popolazione su quelli della persona
nell'utilizzo della spesa sanitaria complessiva; 4. l'inadeguatezza numerica degli operatori.
In conclusione la RD come semplice "male minore" non pu= essere eticamente accettata in quanto
favorisce le ulteriori deresponsabilizzazione e cronicizzazione della dipendenza. La RD pu= invece considerarsi
valida solo come fase iniziale di un progetto volto al superamento della tossicomania, attraverso strategie come
un più stretto colloquio tra operatore sanitario e paziente, l'avvio a comunità terapeutiche, il reinserimento
lavorativo e familiare.