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Medicina e Morale, 3 (1997), pp. 503 - 532


M.C. Baldacci, Bioetica dell'esercizio della sessualità nel portatore di handicap fisico geneticamente trasmissibile

(English ver.)

Nella maggioranza dei casi la corporeità dell'handicappato viene relegata ad una semplice rieducazione e indirizzata principalmente verso una migliore socializzazione, i sentimenti di tipo erotico sono ridotti alla sfera spirituale e sostituiti da un'affettività e da un amore platonico dettati da ideologie sociali.

Per un handicappato avere un'immagine del proprio corpo è sicuramente più difficile che per altri: il corpo è concepito come luogo di sentimenti ambivalenti. Perché sede della propria diversità, rappresentazione di una parte di sé che non risponde ai desideri personali, sia di ordine funzionale sia relazionale.

Le persone portatrici di handicap hanno bisogno di un aiuto appropriato nella valorizzazione estetica della propria immagine data la disabilità fisica. E' necessario, quindi, aiutarli a scoprire di sé aspetti "diversamente belli" e gratificanti, non solo patinati.

Nell'ambito di questa problematica, l'autrice si sofferma particolarmente, per i problemi morali che sollevano, sulle situazioni patologiche geneticamente trasmissibili.

In questi casi è necessario far comprendere la giusta possibilità di evitare un danno altamente probabile, forse anche certo, ad una terza persona. In altre parole secondo l'autrice si deve collaborare con Dio a non generare dolore, e l'unico modo per farlo è attraverso l'educazione. E' auspicabile, infatti, che una persona affetta da patologia fonte di handicap fisico geneticamente trasmissibile non eserciti la propria genitalità, ma viva ed "inventi" l'esercizio della propria sessualità in modo sublimato e trascendente, mantenendo intatta e, se è possibile migliorando, la propria "salute sessuale" e mentale.


The bioethics of sexual practice in people with genetically transmissible physical handicaps.

 

In most cases the corporality of handicapped people is relegated to simple re education and is mainly directed to better socialization. Erotic feelings are reduced to the spiritual area and are substituted by affection and platonic love as imposed by social ideologies.

It is certainly much more difficult for an handicapped person to have an image of his body than for other people. His body is seen as a place of ambivalent feelings because it shows how he is different and also represents a part of him that does not respond to personal desires, neither functional nor in terms of relationships. Because of their disability physically handicapped people need appropriate help in enhancing their image. It is therefore necessary to help them discover "different beautiful" and gratifying aspects of themselves.

Whithin this question, because of the moral problems involved, the author concentrates on genetically transmissible pathologies.

In these cases it is necessary to let people understand the possibility of preventing highly probable, and maybe even certain, damage to a third person. In other words, according to the author, one has to collaborate with God in order not to generate pain, and the only way is through education. In fact it is to be hoped that a person with a pathology which is the sources of a genetically transmissible physical handicap will not practise his genital activity, but experience and "invent the practice of his sexuality in a sublimated and trascendent way, keeping intact, and maybe even improving, his sexual and mental health.