Medicina e Morale, 3 (1997), pp. 439 - 441
A. Fiori, La giustizia,
i soliti ignoti e i soliti noti
Con rassegnata pazienza si sono appresi recentemente i consuntivi annuali della criminalità, quella più grave dei furti, delle rapine, degli omicidi dolosi, dei sequestri di persona. L'83,1% di tutti i reati denunciati - ci ha informato il Procuratore Generale della Corte di Cassazione inaugurando l'anno giudiziario 1997 - rimane impunito perché restano ignoti gli autori del 97,4% dei furti, del 64% degli omicidi, dell'86% delle rapine, del 72,2% dei sequestri di persona.
Si tratta dunque dei "soliti ignoti" nei confronti dei quali gli sforzi della giustizia conoscono ben pochi successi, non sappiamo quanto a causa dell'abilità che i criminali dimostrano nell'occultarsi, e quanto per il concorso di insufficienze globali del sistema giudiziario. Che è molto impegnato, comunque, in altri settori della società cui la stampa ha dedicato in questi ultimi anni maggiore interesse esaltando l'opera di alcuni magistrati della pubblica accusa, impegnati nello scoprire e nel perseguire la criminalità cosiddetta dei "colletti bianchi".
Esistono infatti anche le categorie dei "soliti noti" tra i quali, oltre ai citati "colletti bianchi", figurano in prima fila anche i "camici bianchi" che, visibili a tutti, non corrono alcun rischio di essere ignorati e trascurati dalla giustizia. Non c'è denuncia pubblica e privata cui essi sfuggano - al contrario degli altri autori di criminali misfatti, misteriosi ed inafferrabili - perché rimangono sempre al loro posto e rinunciano inspiegabilmente a latitanze dorate. Cresce ogni giorno, infatti, il numero dei medici che con nome e cognome, da soli, il più spesso in "équipe" - come si usa dire con informato sussiego - vengono segnalati all'autorità giudiziaria, con relativa velina trasmessa diligentemente agli strumenti mediatici che si incaricano solerti di informare i cittadini dell'ennesimo fenomeno di malasanità".
Gli omicidi, i furti, le rapine, i sequestri che rendono la vita dei cittadini italiani sempre più pericolosa ed amara, appartengono invece al genere "giallo" da cui però si distinguono perché manca nella ragguardevole percentuale dell'83,1% - il sollievo finale della scoperta del colpevole e della sua severa punizione.
Su questo singolare squilibrio è doveroso riflettere non certo con lo scopo di chiedere impunità per i medici in una percentuale pari almeno a quella di cui godono gli ignoti criminali, quelli veri, per intenderci: ma per domandarsi se non ci si trovi di fronte ad uno dei tipici esempi di "capro espiatorio" di cui la storia ci offre continue e, a quanto pare, inesauribili testimonianze. Espiatorio di che? della sete inappagata di giustizia in altri settori? dell'attuale debolezza sociale dei sanitari? della "rabbia" (sostantivo molto amato da quotidiani e settimanali) che ogni giorno esplode per tutti i malanni e dispiaceri che la vita quotidiana infligge a tutti senza risparmio? Non lo sappiamo davvero.
In altre sedi ed occasioni abbiamo cercato di analizzare i fattori plurimi dell'accanimento contro i medici e non è il caso di ritornarvi, sia fondata o meno la nostra diagnosi eziologica: si tratta di una sorta di "accanimento terapeutico" nei confronti dei mali veri e presunti della sanità. Con il nobile fine di curarli si presenta il volto severo ed arcigno di chi chiede una esemplare repressione per i "presunti colpevoli" che hanno la sfortuna di essere sempre e dovunque visibili e perseguibili. E che, in violazione di regole essenziali del diritto (soprattutto di quello penale), sono esonerate d'ufficio dal ruolo di "presunti innocenti", concesso a gran parte dei cittadini, colletti bianchi a parte. Quanto agli altri, i soliti ignoti, bisogna subirne l'opera ed i danni con rassegnazione, senza conoscerli e quindi senza punirli. In mancanza, i magistrati puniscano almeno i medici - non è difficile - che non solo si possono individuare facilmente, siano essi colpevoli od innocenti, ma addirittura, grazie al collaudato meccanismo delle querele, degli esposti e delle citazioni civili, cadono in gran numero nella rete capiente che viene gettata con frequenza crescente nella certezza di una pesca fruttuosa.
Nelle vicende sfavorevoli di trattamenti medico-chirurgici effettuati in strutture pubbliche o private il magistrato inquirente richiede frequentemente l'elenco completo di coloro che a qualsiasi titolo, ed in momenti diversi, hanno assistito il paziente ed a tutti invia un avviso di garanzia, in tal modo mettendoli nelle condizioni di nominarsi un difensore. A questa - che non a caso viene spesso definita dalla stampa una "raffica" di avvisi - fa seguito non di rado una analoga "raffica" di richieste di rinvio a giudizio che i Giudici per le Indagini Preliminari convalidano con larghezza nell'idea che il dibattimento farà luce. il che spesso non si verifica affatto. Il nuovo codice di procedura penale avrebbe avuto, nelle intenzioni, lo scopo di eliminare giudizi ambigui, basati su indizi non tramutati in prove, per evitare una notoria fonte di errori giudiziari. Nella prassi si è seguìto un cammino opposto, per cui i sanitari che abbiano avuto un pur breve contatto con un paziente di cui si lamenti il danno, soffrono di questo "indizio" topografico e cronologico e, mentre gran parte degli autori di gravi reati rimangono addirittura nell'ombra per la loro abilità e le insufficienze della giustizia, vengono tutti o in gran parte immessi nella macchina giudiziaria. Che trova il tempo di dedicare non solo istruttorie pedanti quanto spesso infruttuose - e comunque sproporzionate rispetto ad ipotesi di reato colposo non certo più gravi di un incidente stradale - ma anche interminabili udienze dibattimentali, spesso penosamente puntigliose ed accademiche dove un semplice e vago indizio di colpa può trasformarsi in prova attraverso l'opinabile meccanismo del libero convincimento del giudice.
E tempo che la classe medica ritrovi il coraggio di chiedere una giustizia "uguale per tutti", anche per i medici. E che la società intera dedichi maggiore attenzione ai piatti di una bilancia da tempo troppo sbilanciata in molti cruciali settori della giustizia.