Quanti sono i cattolici in Italia? Fino a che punto la convinzione religiosa ha un riscontro nel vissuto
religioso e nella pratica della vita quotidiana? La credenza si accompagna ad un'effettiva esperienza di fede?
Quali sono le convinzioni etiche di coloro che si definiscono cattolici?
A queste e altre domande cerca di rispondere una grande ricerca, condotta da un'equipe di docenti
dell'Università Cattolica di Milano e di altri atenei italiani, diretta dal prof. Vincenzo Cesareo: la realtà italiana
viene letta alla luce degli orientamenti culturali, spirituali, civili e politici che caratterizzano oggi il nostro paese.
I dati ottenuti dalla ricerca, condotta tenendo conto delle differenze sia di tipo culturale-politico, sia di
tipo sociale-demografico (l'età, il sesso, la professione, il livello di istruzione, l'area geografica e il livello di
urbanizzazione),
sono il risultato di 4500 interviste [ogni questionario era formato da 340 variabili] a soggetti in età compresa
tra i 18 e i 74 anni, domiciliati in 166 comuni italiani.
Dal raffronto degli innumerevoli dati raccolti si sono potute valutare quattro dimensioni fondamentali della
religiosità: le credenze, l'esperienza di fede nella vita quotidiana; le pratiche di culto intese come
partecipazione ai riti o come atti di devozione popolare; la sensazione di appartenenza ad una Chiesa in
particolare a quella cattolica.
Quali i risultati? E' ovviamente impossibile riportarli in così breve spazio, ma possiamo riferire alcuni dati
che ci sembrano significativi. Ad esempio, un terzo dell'84% degli italiani che si dichiara cattolico ritiene di
non dover aderire agli insegnamenti della Chiesa, soprattutto per quanto concerne l'etica, ad esempio, in
campo sessuale e familiare.
Per essere più chiari. Il 21,5% degli intervistati è contrario a qualsiasi ipotesi abortiva, mentre il 79% ne
accetta la possibilità: il 50% del 79% era costituito da persone auto-definitesi cattoliche. E' questa
un'ulteriore conferma di quella dicotomia che si sta venendo a creare tra fede e sacramento, da una parte, e
comportamenti, dall'altra.
Le informazioni che ci vengono offerte da questa ricerca potranno essere molto utili per quanti sono
impegnati nell'informazione e istruzione religiosa, per meglio impostare, orientare e sviluppare il proprio lavoro,
nell'individuazione anche di nuove strade per «arrivare al cuore degli uomini».
Un approccio interessante e imprescindibile quello sociologico, che va comunque integrato con il
contributo delle altre discipline: «Va indubbiamente riconosciuto - scrive Adriano Bausola nella
Presentazione - che l'approccio sociologico, con le relative tecniche di raccolta delle informazioni, non
costituisce l'unica forma di conoscenza del fenomeno religioso, e che deve essere assolutamente integrato
dagli strumenti propri della ricerca storica, antropologica, psicologica, filosofica, teologica» (p. X).
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