M.L. Di Pietro, Adolescenza e comportamenti a rischio, La Scuola, Brescia 1995.
E' un dato di fatto che sono sempre più frequenti, tra gli adolescenti, quei comportamenti che la letteratura specialistica definisce «a rischio» in quanto causa, in modo diretto o indiretto, di danno alla loro salute e/o vita: dai comportamenti autolesivi (suicidio e tentativi di suicidio, tossicomanie) alle conseguenze (malattie a trasmissione sessuale, uso di contraccettivi, aborti) di un'attività sessuale precoce e promiscua, fuori da un contesto di stabilità e fedeltà, dai comportamenti alimentari abnormi (anoressia, bulimia) alla morte «da divertimento» (le stragi del sabato sera, la violenza agita e subita nello sport).
E pur se non si può negare che l'eziologia della maggior parte di questi comportamenti è da ricercare nella «difficoltà di crescere» propria della adolescenza, è anche vero che un adeguato intervento educativo - allo scopo di far comprendere al giovane il valore della propria vita e della salute e la necessità di salvaguardarle -, nonché la presenza di adulti affettivamente importanti consentirebbero di modificare in modo incisivo il suo rapporto con la realtà esterna.
Da questa constatazione è nata in Maria Luisa Di Pietro, ricercatrice dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del S. Cuore (Roma), l'idea di indagare su questo aspetto dell'"universo adolescenza", sì da offrire ai genitori, insegnanti ed educatori, ulteriori elementi per intervenire - quando e come possibile - in senso promozionale e preventivo a favore della vita/salute dei giovani. Della stessa autrice ricordiamo, quali contributi alla conoscenza dei problemi dell'adolescenza, altri due volumi: Adolescenza e sessualità, pubblicato dall'Editrice La Scuola, e Sessualità umana. Una guida per conoscere e capire, pubblicato dalla S. Paolo.
Per questo motivo l'approccio alla questione è quello dell'analisi sistematica dell'eziologia, fenomenologia e epidemiologia dei diversi comportamenti a rischio nell'adolescenza, tenendo presente come filo conduttore le locuzioni «conoscere per educare» e «educare per prevenire».
Infatti, un intervento educativo consentirebbe, ad esempio, l'apprendimento - fin dall'infanzia - di un corretto comportamento alimentare e, di conseguenza, di prevenire i danni che potrebbero derivare da diete squilibrate o da condotte alimentari abnormi. Ma l'educazione alimentare, e non solo, deve essere contestualizzata nell'educazione della responsabilità e della libertà e realizzata in un contesto di stabilità affettiva: perché sono la perdita di "adeguati" referenti educativi - adeguati per l'adolescente - e lo smarrimento dei valori che rendono gli adolescenti facile preda di mode effimere e ricercatori affannati di paradisi artificiali. Da qui non solo l'abnormità di alcuni comportamenti alimentari, tra cui l'anoressia e la bulimia, ma anche, in alcuni casi, l'approdo alle droga, all'alcol, al tabacco.
E' un fenomeno quello del consumo di sostanze d'abuso da parte degli adolescenti in continuo aumento, spesso sottovalutato, sempre «difficile da quantificare e da arginare» e "che presenta, per le modalità di consumo e le motivazioni di approccio, caratteristiche diverse da quelle dell'adulto". Ma è soprattutto "un fenomeno che ha un impatto distruttivo sulla vita e sulla salute dei giovani, foriero di comportamenti violenti e criminali". Ed anche se la questione del consumo di droga (barbiturici, anfetamine, cocaina, eroina, ecc.) viene trattato in un capitolo separato (cap. II) dal consumo di alcol (cap. III) e di tabacco (cap. IV), si tratta di una scelta - come precisa l'Autrice - che non è dettata dal ritenere le suddette sostanze d'abuso qualitativamente diverse tra di loro, dal momento che, ad esempio, anche l'alcol può creare dipendenza, ma solo per una scelta di chiarezza e di sistematicità di trattazione. Sono invece simili le strategie preventive, che, con un'attenzione particolare alle caratteristiche dell'ambiente di vita degli adolescenti e al coinvolgimento della famiglia, della scuola e dei mass media, vanno orientate all'incremento di quell'insieme di risorse personali e sociali in grado di proteggere l'individuo non solo da un eventuale consumo di sostanze d'abuso, ma anche da altri atteggiamenti autolesivi, quali i tentativi di suicidio (cap. V), o da comportamenti sessuali disordinati (cap. VI).
Per questo motivo sono da considerare insufficienti gli interventi che si limitano ad informare gli adolescenti sui rischi per la propria salute e sulle ricadute sociali dei loro comportamenti: è necessario invece fare formazione, ovvero «fornire motivazioni reali per modificare i comportamenti individuali», educando gli adolescenti ad agire responsabilmente (responsabilità verso se stessi e verso gli altri) e "aiutandoli nel soddisfare gli interessi di crescita umana e di socializzazione presenti nelle varie età, con maggiore attenzione per quei soggetti che sembrano essere a rischio".
E' dunque necessario fare prevenzione "primaria", rifuggendo da una sterile e improduttiva "pedagogia delle scappatoie o della paura", recuperando "tanti giovani alla vita attraverso la ricerca di motivazioni valoriali che possano contrastare la oramai diffusa stanchezza di vivere".
La prevenzione primaria deve coinvolgere, come soggetti attivi, tutti gli educatori, primi tra tutti i genitori e gli insegnanti, ma deve avvalersi anche del contributo dei mass media (cap. VII), attraverso i quali bisogna evitare «qualsiasi tentativo di mistificazione (cioè di divulgazione di informazioni superficiali, parziali o scorrette), di curiosità morbosa e di sensazionalismo, per lasciare il posto a messaggi corretti e con un contenuto valoriale. Allo stato attuale avviene esattamente l'opposto e non solo non si trasmette alcun valore, ma si danno anche informazioni false. Optare per la formazione/informazione vorrebbe dire modificare l'impostazione di tutta la programmazione, ad esempio, radiotelevisiva»: e invece, a ben vedere, l'unico vero fine nell'universo della pubblicità e della propaganda è la felicità, anche fittizia, a cui si può arrivare per cento strade e strategie diverse.
Perché si possa realizzare questo salto di qualità, è necessario - secondo la Di Pietro - coinvolgere nelle fasi di elaborazione e diffusione dei messaggi anche la diade scuola-famiglia, che tramite "gli organismi e le associazioni preposte, potrebbe dare indicazioni su come modificare messaggi già diffusi dai mass media e ritenuti non rispondenti ai fini [...] fissati in precedenza, nonché fungere da filtro dei messaggi ed aiutare gli adolescenti a sviluppare il proprio senso critico".
E' quindi auspicabile, che gli adolescenti, oltre a trascorrere il meno ore possibili davanti al televisore, vengano stimolati ad occuparsi di attività che favoriscano la crescita personale e l'affermazione positiva di sé. La stessa attività sportiva (cap. VIII) potrebbe essere un mezzo a tal fine, qualora sia occasione per educare al rispetto del proprio corpo, all'autodominio, al controllo della propria aggressività, e non divenga esso stesso ricerca esasperata di auto-affermazione, anche a costo di gravi rischi per la salute a seguito dell'uso, ad esempio, di anabolizzanti.
Anche il tempo libero (cap. IX) può essere occasione e motivo di crescita personale, se si vive, ad esempio, come "tempo di servizio" a quanti sono nella solitudine e/o nel bisogno, piuttosto che sciuparlo nello stordimento da alcol, nel frastuono delle discoteche, nell'esaltazione - talora violenta - degli stadi o nelle pazze corse in macchina.
Consigliamo la lettura di questo volume, scritto in modo chiaro e lineare e arricchito da un'ampia e aggiornata bibliografia, a quanti si confrontano giorno dopo giorno con il difficile mestiere di educatori: si tratta di un'analisi e di indicazioni, che - a detta della stessa Autrice - non possono "esaustive di una problematica così vasta e complessa" e che vanno commisurate al singolo caso e contestualizzate "in una più globale educazione dell'adolescente alla vita", ma che possono essere utilizzate quali ulteriore chiave di lettura di una realtà complessa, ma estremamente interessante, come quella adolescenziale.
Il volume è scritto, come viene più volte detto dall'autrice, nell'ottica della prevenzione ed anche per offrire una guida «diagnostica» ai genitori ed agli educatori. E' ovvio che qualora si siano instaurate certe patologie queste vanno trattate terapeuticamente con l'aiuto degli specialisti della medicina e della psicoterapia.
M.L. Furiosi
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