E' facile, accostandosi ad un testo di filosofia o di etica filosofica da neofiti, o al più col bagaglio di vaghe reminiscenze scolastiche, avere il timore di non riuscire a penetrare in dimensioni così singolari e complesse, ed è ancora più facile dubitare di essere in grado di completarne la lettura.
Nè l'uno nè l'altro ostacolo si incontrano leggendo questo saggio di André Léonard, vescovo e docente di Teologia morale presso l'Università di Lovanio, nonchè membro della Commissione Teologica Internazionale, il quale si è già cimentato in opere di etica e teologia fondamentale, tra cui Les raisons de croire, Fayard: Paris 1987 e Gesù e il tuo corpo. La morale sessuale spiegata ai giovani, Edizioni Paoline: Cinisello Balsamo, 1992.
Egli, forte di un'esperienza didattica multidisciplinare, svolta su cattedre universitarie di diritto, psicologia, pedagogia e filosofia, ha egregiamente raggiunto, con quest'ultima opera, l'obiettivo di fornire un testo estremamente pedagogico, "in modo da aiutare il lettore a formarsi un giudizio personale sui problemi fondamentali della morale".
Il volume si apre con una riflessione filosofica sull'agire umano volontario, ambito della morale generale e substrato della responsabilità morale. Si parte dalla distinzione tomista tra "atto dell'uomo" ed "atto umano"; analizzata la posizione di Paul Ricoeur, il quale postula il nesso indissolubile tra volontario (atto umano libero) e non-volontario (passione), si riconosce la struttura dell'agire umano volontario ("scelta e motivazioni", "sforzo umano e potenzialità", "consenso e necessità"), passando attraverso l'Inconscio della Fenomenologia di E. Husserl, dello Strutturalismo di F. de Saussure, dell'Ermeneutica di P. Ricoeur, della Psicanalisi di S. Freud; si conclude che la libertà umana è motivata dall'involontario, incarnata nella spontaneità del corpo, contingente in una ragion d'essere al di fuori di sé. La libertà, dunque, è un assoluto relativo prettamente umano.
Con la libertà - "anima della vita morale" - si apre il problema del valore morale, che nel secondo capitolo viene descritto come dotato di assolutezza e obbligatorietà.
"Il valore morale" - scrive l'Autore - "interpella l'uomo nella sua stessa libertà", libertà caratterizzata dalla "finitezza che la fa tendere in modo necessario a qualcosa fuori di sé per raggiungere la sua realizzazione".
Leonard passa quindi alla spiegazione della reale essenza del valore morale, intersecando quella della coscienza morale, che è "il soggetto umano in quanto si riferisce positivamente o negativamente al valore morale". Scorre quindi i tre principali approcci metodologici interpretativi della coscienza morale: l'interpretazione archeologica (Archè- Radicamento),propria dell'Edonismo, dell'Eudemonismo, dell'Utilitarismo, del Sociologismo morale, del Biologismo - Evoluzionismo morale, dello Psicologismo morale; l'interpretazione tautologica (Taut=-l=gos- Autonomia assoluta) di Sartre, di Nietzsche, di Kant; l'interpretazione teleologica (Telos- Finalità) di M. Buber, di M. Heidegger, di Lévinas.
Tali posizioni filosofiche sull'essenza del valore morale vengono schematizzate ed efficacemente commentate nella tavola di ricapitolazione del capitolo III o "Albero della libertà", la cui "cima" è così costituita: Dio (norma oggettiva suprema della moralità); la legge naturale (norme oggettive mediate dalla moralità) riconosciute dalla retta ragione (norme oggettive prossime della moralità), attualizzate dalla libera coscienza morale (norme soggettive della moralità).
All'interno della vita morale è presente dunque il mobile, articolato legame tra una norma oggettiva (la legge naturale riconosciuta dalla ragione retta) ed una norma soggettiva (la coscienza personale). Su tale premessa l'Autore imposta uno studio critico del problema della "natura umana" e della "legge naturale", con riferimento alla Enciclica Humanae Vitae, e descrive l'universalità ed immutabilità della legge naturale.
Riassume di seguito la questione del rapporto tra diritto naturale e diritto positivo, per cui "l'ordine giuridico e l'ordine morale non possono distinguersi come due cose nettamente separate l'una dall'altra", giacchè "diritto e morale sono inseparabili, pur conservando nello stesso tempo la loro specificità. Corrispondono a due aspetti congiunti dell'agire umano".
La norma oggettiva, ancora, va inquadrata nell'ambito della singolare situazione di ogni uomo, o più specificamente, deve essere considerata in relazione al filtro che ogni coscienza personale le frappone. La coscienza personale infatti soggiace ad influenze di fattori diversi, come l'intenzione o le circostanze, o all'errore (o ignoranza) che pu= essere vincibile, invincibile, colpevole o incolpevole, nonchè pu= in un determinato contesto essere incerta o dubbia (distinzione tra dubium iuris e dubium facti).
L'Autore cita, in quest'occasione, i cosiddetti "sistemi riflessi", argomenti filosofici, noti in passato, che si applicano se esiste il dubbio sulla moralità di un atto, considerato nella sua essenza generale ed astratta, e si voglia arrivare ugualmente ad una decisione moralmente inequivocabile. Essi sono il tutiorismo assoluto (si agisce solo se si è certi che l'atto sia buono), il tutiorismo mitigato (vi è probabilità molto alta che lo sia), il probabiliorismo (il valore positivo è più probabile), l' equiprobabilismo (le due alternative sono più o meno equivalenti), o l'ancora attuale probabilismo (una semplice probabilità basta per agire, anche se è minore della probabilità contraria, purchè essa sia vera e solida).
Inevitabilmente il discorso sulla morale conduce a quello sulla immoralità, in quanto il "problema del valore morale si pone solo perchè esiste il male morale". Per questo, A. Leonard dedica un lungo paragrafo del quinto capitolo, Moralità e felicità, alla natura del male morale, con una splendida conclusione: "Il mistero del male in genere e del male morale in particolare costituiscono uno dei grandi inviti alla riflessione filosofica ad accogliere la luce che viene dalla Rivelazione. Essa non dissipa il male, ma lo chiarifica in maniera sicura affermando la sua origine contingente (mistero del peccato originale), mostrando come Dio stesso lo sopporta e lo porta (mistero della croce) e indicando infine la direzione in cui pu= essere superato (mistero della risurrezione e del mondo nuovo)".
Il capitolo si scioglie delicatamente nella trattazione del legame tra moralità e felicità, o meglio tra volontà morale e desiderio di beatitudine. La beatitudine, alla quale aspira ogni uomo, è tale se è comunione spirituale con Dio "che irradia in una comunione universale delle libertà finite; in essa ogni soggetto dovrà possedersi pienamente ed essere in rapporto armonioso con il cosmo tramite un corpo trasfigurato".
Nell'ultimo capitolo, infine, l'Autore chiarisce il rapporto tra morale cristiana e morale filosofica, cioè il ruolo specifico della filosofia morale in relazione alla teologia morale.
L'analisi si svolge mediante la spiegazione dell'essenza della morale cristiana, in cui vige il primato cristiano del dono di Dio, in cui la moralità assume sì un ruolo importante, ma secondario rispetto all'azione di Dio sull'uomo, che pu= agire secondo la logica neo-testamentaria del poichè-dunque ("Poichè, grazie a Dio, sono ci= che sono, come dunque devo agire per corrispondere al dono che Egli mi fa?"), ed in cui è fondamentale un'integrazione cristiana delle virtù teologali, in particolare della carità, con i valori morali naturali imprescindibili che concernono la vita e la condotta umana.
In conclusione, oltre all'estrema chiarezza del testo, bisogna riconoscere all'Autore altri due meriti. Uno, l'aver trattato i temi dell'etica fondamentale aprendo l'impostazione tomista e personalista al dialogo con altre correnti filosofiche che, come la Fenomenologia di Husserl o l'Ermeneutica di Ricoeur, informano molti ambiti dell'odierna cultura. L'altro è l'aver sottolineato la possibilità, oltre che la necessità, di integrare l'etica filosofica, che è scienza pratico-speculativa dell'agire umano, con la teologia morale, che guarda alla condizione concreta della natura umana e alla sua destinazione ultima effettiva, alla luce della Rivelazione divina.
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